MARIO BIONDO La Storia

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Nel 2010 parte per il Nicaragua per le riprese del programma "L’Isola dei Famosi" spagnola.

È così bravo e professionale che la Produzione lo nota e lo ingaggia anche per l’edizione successiva in Honduras, quella in cui l’inviata speciale è Raquel Sanchez Silva, nota presentatrice televisiva madrilena. Tra i due nasce subito un rapporto di amore e passione irrefrenabile, tanto che alla fine delle riprese Raquel gli mette le chiavi di casa  in mano e gli dice di aspettarla a Madrid, dato che lei aveva ancora tre giorni di lavoro da ultimare.

La storia procede veloce così che presto Mario presenta Raquel alla sua famiglia e, sei mesi dopo averla conosciuta, annuncia ai suoi genitori che a Giugno 2012 si sarebbero sposati. Vedendo Mario così felice e vedendo che la coppia è sempre più affiatata e serena, ne sono contenti ed approvano l’unione. Il 22 Giugno del 2012 viene celebrato il matrimonio di Mario e Raquel a Taormina, in Sicilia. La TV spagnola ne parla come il matrimonio più bello dell’anno. I festeggiamenti durano 3 giorni. Tutto sembra una favola e la vita sentimentale e professionale dei due sembra esser al top. Mario progetta di diventare presto regista e raggiunge l’apice, quando vende un programma da lui realizzato a Telecinco (rete spagnola) in cui, viaggiando per il mondo con la moglie, si sarebbe occupato delle riprese e del montaggio e lei avrebbe presentato e condotto. Insomma, fino a quel momento nemmeno una nube all’orizzonte. Se non fosse che, a distanza di nemmeno un anno dal matrimonio...

Nel pomeriggio del 30 Maggio 2013, il corpo di Mario Biondo viene ritrovato appeso con una pashmina alla libreria del salone della sua casa coniugale a Madrid. È la donna delle pulizie a trovarlo dopo che Raquel le chiede la cortesia di andare a vedere cosa fosse successo a casa dato che Mario non rispondeva alle sue chiamate.

La scena del crimine per le autorità spagnole non è tale tanto che la sera stessa consegnano le chiavi di casa alla vedova, prima ancora di avere l’esito dell’autopsia, decretando che si è trattato di suicidio. Dopo un solo mese e mezzo infatti, il tribunale di Madrid archivia la morte di Mario come suicidio senza effettuare alcun tipo di indagine. Perchè agli inquirenti non sembra strano tutto quell’ordine intorno al corpo di Mario? Sulla libreria alla quale è appeso, ogni oggetto è al suo posto. Né le statuine, né le piume o altro si sono spostati o sono caduti come si presuppone succeda nel caso di un suicidio per impiccamento dato che il corpo di chi muore in quella maniera, dovrebbe compiere spasmi e contrazioni involontari. Tra l’altro, il peso e l’altezza di Mario, sono eccessivi per uno scaffale simile. Il nodo posteriore alla nuca, della pashmina che lo avrebbe impiccato, è decisamente in alto e risulta dunque difficile pensare che Mario possa essere morto a causa della stretta di questo, in tal caso nei primi minuti avrebbe perso conoscenza e rilassando i muscoli, la testa sarebbe andata all’indietro e lui sarebbe caduto al suolo senza morire se davvero fosse stato quello il cappio con cui avrebbe (ipoteticamente) tentato di uccidersi.

Come mai, se la pashmina non tocca la parte posteriore del collo di Mario, dalle foto effettuate durante l’esumazione a Palermo da parte del professor Procaccianti si denota un solco netto, profondo dietro il collo di Mario compatibile con un cavetto?

Guarda caso confrontando le fotografie del ritrovamento effettuate dalla polizia scientifica che la Procura ha ottenuto solo a Gennaio 2016 durante la seconda rogatoria internazionale, anche se già richieste dall’inizio e che il giudice spagnolo che archiviò il caso, aveva sempre negato di avere, è evidente che tutti i cavi (tv e play station) siano stati staccati e arrotolati sopra il baule sottostante la tv. Poi c’è la questione della ferita sulla tempia sinistra di Mario, messa in evidenza dalla polizia scientifica, compatibile con l’incavo di un posacenere anche questo fotografato ben pulito sulla scena. Strano per un fumatore come Mario visto che sul tavolino del salotto ci sono lì vicino, le sigarette che fumava abitualmente.

E per quanto riguarda la ferita, stranamente il medico legale Maria Abensa Rojo che compie la prima autopsia su Mario, non la evidenzia e non la riporta nel suo esame autoptico. In tale autopsia il medico dichiara di aver esaminato sangue e urine, esame che rivelerebbe la positività ad alcol e cocaina (anche se in minima parte). Ma, la seconda autopsia svoltasi a Palermo, lo smentisce perché, la vescica di Mario viene ritrovata intatta e con urina all’interno.

Che campione di urina può aver analizzato il medico spagnolo se la vescica è ancora intatta?

Così come altri organi che dice di aver esaminato. Lo stomaco, ad esempio, scrive che è vuoto, mentre nella seconda autopsia, viene esaminato e contiene resti carnei non ancora digeriti, che anticiperebbero l’orario del decesso.... Inoltre, dichiara di aver effettuato l’apertura del cranio, ma in realtà anche questo si scopre non essere mai stato aperto.

Solo con la terza autopsia viene confermato quello che sostengono i periti della famiglia, ossia che la ferita alla tempia è vitale e che dunque, Abensa Rojo omette volontariamente di evidenziarla. Tra l’altro dall’apertura del cranio, risulta essere presente un vistoso ematoma sull’emisfero sinistro del cervello proprio in corrispondenza di tale ferita. In questa terza autopsia, effettuata a Novembre del 2018, viene svolto per la seconda volta, ma in maniera accurata l'esame della matrice capillare. I capelli di Mario erano lunghi 28 cm (2 anni e 4 mesi di crescita) e dunque è stato possibile confermare che, Mario non era nella maniera più assoluta un consumatore abituale di cocaina, ma nemmeno di altre sostanze stupefacenti o alcol.

Il medico legale spagnolo dall’ispezione cadaverica effettuata a casa di Mario, verbalizza che la morte è avvenuta intorno alle 4 del mattino (senza aver rilevato la temperatura corporea), stranamente sul certificato di morte si riporta che questa è avvenuta alle 6:00 del mattino.

E descrive la posizione del corpo diversamente da ciò che dimostrano le foto del ritrovamento, ovvero dice che le gambe sono semi flesse e i piedi per terra, mentre in realtà le gambe sono distese. Descrive inoltre che la pashmina ha un nodo dietro il collo e l’altro alla libreria, ma in realtà il foulard è posizionato ad ancia con un unico e solo nodo legato alla scaffalatura.

Per tutti questi motivi, il medico legale che effettua la prima autopsia, finisce tra gli indagati in Spagna, a seguito della denuncia della famiglia. Perché ha omesso particolari così importanti?

Come è possibile che un medico legale non si sia accorto di tali fondamentali dettagli, visibili anche ad un occhio inesperto? 

L’Orario del ritrovamento:

Secondo quanto scritto sul verbale dalla polizia spagnola l'ora del ritrovamento da parte della donna delle pulizie, sarebbe avvenuta alle 17:10 del 30 maggio. Questo orario viene smentito dai commercianti della strada, che hanno testimoniato ai giudici italiani che in tarda mattinata la strada era piena di auto della polizia.

Anche un collega di Mario ha dichiarato ai giudici italiani di essere stato chiamato dalla Produzione di Master Chef, il 30 maggio intorno alle 13.00 per sostituire Mario che doveva presentarsi al lavoro alle 16:00. Come mai la Produzione ha chiamato alle 13:00 il sostituto, se Mario doveva presentarsi solo alle 16:00? Ciò conferma le testimonianze dei commercianti di Calle de la Magdalena che testimoniarono anche che già dal mattino si parlava di un ragazzo trovato morto in casa.

La moglie: in un primo momento la moglie di Mario, racconta che la coppia il pomeriggio del 29 Maggio 2013, aveva avuto una discussione dovuta al desiderio di lei di avere un figlio, ma la cosa è inverosimile perché il 5 Giugno avevano programmato l’inseminazione artificiale.

In seguito, in un’altra versione dice che la lite fu a causa del fatto che Mario si era proposto di accompagnarla a Plasencia dove Raquel si stava recando, per portare uno zio a subire un intervento la mattina successiva e che poi lui ritrattò all'ultimo minuto, prima della partenza di lei quel pomeriggio del 29 maggio per un impegno lavorativo.

Ma anche questo non è possibile perché Mario riceveva per e-mail, con il preavviso di almeno un giorno, il piano di lavoro per il giorno successivo. Però poi Raquel dice che fecero pace e lui la aiutò a caricare i suoi bagagli in auto e si salutarono intorno alle ore 20.30 di quella sera. Nonostante dica ciò Raquel nega che ci fossero altri problemi tra i due. La perizia informatica però, redatta dal perito della Procura, rivela diversi messaggi dove si evince che la loro relazione negli ultimi mesi era invece alquanto turbolenta.

Il 29 maggio dunque Raquel dice a Mario, che deve recarsi a Plasencia per accompagnare lo zio in ospedale a subire un intervento chirurgico.

Ma lo zio, ascoltato dai giudici italiani, dichiara che quel giorno doveva semplicemente sottoporsi ad una visita prodromica.

Certo è strano che Raquel si faccia 500 chilometri (andata e ritorno) per accompagnarlo ad una semplice visita, quando a Plasencia ci sono altri cugini che avrebbero potuto portarlo.

A ottobre 2013, quando in Italia si apre un fascicolo per omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, in Spagna iniziano ad uscire articoli che infangano e diffamano la memoria di Mario, molti dei quali, riportano dichiarazioni virgolettate rilasciate proprio da Raquel Sanchez Silva. Ma come? Non diceva che il loro rapporto era idilliaco? Solo qualche mese prima, lei stessa aveva fatto pubblicare un articolo in cui lodava il proprio marito, sostenendo che non solo era la persona migliore del mondo, buono onesto e pieno di passioni, ma che addirittura era migliore di lei.

Il 31 maggio 2013 la famiglia Biondo arriva a Madrid e si reca subito all’Istituto di Medicina Legale Forense dove è tenuto il corpo di Mario, ma gli viene negato di vederlo.

Lo vedono solo la sera, dopo l’autopsia e l’imbalsamazione, ricomposto, vestito ed adagiato dentro la bara nella camera ardente di Tres Cantos dove ci sono sempre un'hostess o uno Stuart che impediscono alla famiglia di toccare e controllare il corpo di Mario. Cosa che secondo le procedure è sbagliata, in quanto i parenti stretti, hanno diritto a vedere il corpo del defunto prima ancora dell’autopsia. Perché tutta questa fretta?

Un fatto moralmente riprovevole nei confronti di una famiglia che sta vivendo una simile tragedia.

La vedova dà differenti versioni di ciò che pensa possa essere successo al marito. In un primo momento, dice alla famiglia che il marito si è tolto la vita, probabilmente perché aveva scoperto di avere pochi spermatozoi. Cosa che lascia allibita la madre e che subito spinge Raquel a ritrattare, fornendo un’altra versione in cui dà la colpa ad una presunta tecnica di rilassamento che Mario avrebbe praticato per riacquistare il controllo in seguito al consumo di cocaina e per la quale si sarebbe stretto da sé il foulard intorno al collo. Visto che anche questa versione lascia basiti i familiari, ne dà una terza in cui racconta invece di un incidente a causa di un gioco autoerotico finito male. Bisogna tenere anche conto del fatto, che queste tre versioni le dà alla famiglia nel giro di sole 24 ore.

Alla fine Raquel dice ai Biondo che è giusto che Mario torni a casa dove è nato. E che riposi lì, anche perché lei afferma che non sarebbe mai andata a trovarlo al cimitero così come non faceva con il padre, morto quando lei era bambina. E dice anche di non preoccuparsi del costo della traslazione della salma perché avrebbe provveduto lei. Tra l’altro in principio propone la cremazione, ma (fortunatamente con il senno di poi) la famiglia rifiuta.

Per quanto concerne l’agenzia delle pompe funebri, questa commette un reato, perché fa viaggiare la salma in una cassa di legno anziché nella doppia cassa prevista dalla legge per il trasporto da uno Stato all’altro e la restituisce semplicemente avvolta in un cellophane. Per tale mancanza andranno persi dati importanti che sarebbero potuti emergere dall’analisi delle unghie e di alcune porzioni di pelle durante le due autopsie successive.

Il 6 Giugno del 2013 Mario viene sepolto a Palermo. In Spagna qualcuno pubblica una vignetta secondo cui la vedova mentre viene celebrato il rito funebre di Mario, sarebbe stata colta a mettere like sui suoi social... Da quel momento in poi una volta rientrata a Madrid, si interrompono tutti i contatti tra Raquel ed i Biondo. Eccetto per una chiamata che Raquel fa a Pippo, per dirgli che venderà tutto ciò che è appartenuto a Mario perché sostiene che deve pagare le spese funerarie a Madrid (la camera ardente) e la traslazione della salma in Italia. Dice che intende perciò vendere la motocicletta, il pc fisso e il pc portatile, la fotocamera con diversi obiettivi, vestiti e altro che apparteneva a Mario prima ancora che i due si conoscessero. Pippo, attonito, su due piedi si offre istantaneamente di comprare tutto ciò che apparteneva a suo figlio. Così poco dopo, la vedova presenta loro una lista prezzata degli oggetti di cui sopra, per un ammontare complessivo di oltre 11.000 euro per l’acquisto di tali averi.

La richiesta via e-mail è stata inviata alla famiglia Biondo dall’avvocato di Raquel.

Perché in questa mail scrive che i computer di Mario sono sotto il controllo della polizia che cercherebbe delle prove che possano confermare l’incidente di Mario, quando in realtà la polizia spagnola non ha mai analizzato nè tanto meno avuto tra le mani, o richiesto di avere quei computer?

Dalla relazione informatica redatta dal perito della Procura, risulta che i PC di Mario, in quei giorni, sono a disposizione del cugino di Raquel, ingegnere informatico che si connette al PC fisso con un controllo da remoto dalla sede della società in cui lavora, la Meet International, e nei giorni a seguire, varie sono le connessioni dal wifi della sua abitazione ( Pasaje San Salvador) e dalla Carbonera in Galizia dove, ha una casa vacanza. Inoltre, prima di consegnare i PC alla famiglia il 12 luglio, ovvero quando Mario era già morto da un mese e mezzo, sono state effettuate ricerche sull'asfissia erotica e video pedopornografici. Strategia probabilmente volta a far trovare quelle ricerche alla famiglia, ed indurli a credere che fossero state effettuate da Mario!

Quasi subito dopo, un articolo spagnolo scopre e cita il fatto che Raquel vuole vendere ai congiunti di Mario cose a lui appartenute, e l’opinione pubblica si indigna. Per tale motivo e per non infangare la propria reputazione, Raquel rinuncia con una dichiarazione a mezzo stampa, all’eredità e la famiglia si reca a spese proprie a recuperare gli oggetti appartenuti a Mario. Solo più tardi si scopre anche che, dalle transazioni bancarie sul conto corrente di Mario ottenute dalla famiglia risultano addebitate due fatture, per l’ammontare di circa 4.000 euro, della ditta funeraria Parcesa: In pratica Mario ha pagato da sè il proprio funerale!

Se la vedova sostiene sempre di essersi trovata a Plasencia, quella tragica notte... Perchè nessuno ha mai verificato che fosse realmente così? Perché nessuno ha mai posto sotto sequestro i cellulari, per intercettare le celle cui questi si sono agganciati e rivelare la presenza di chi si trovava lì, confermando o smentendo le dichiarazioni raccolte? Perchè nessuno ha mai richiesto di visionare i tabulati telefonici? E perchè dalla perizia informatica sui pc risultano essere stati cancellati quasi 1 terabite di memoria?

In un forum spagnolo un anonimo indica la partecipazione di Raquel ad una festa in casa di un suo amico, tale Enrique Sarasola, la notte in cui essa sostiene di essere stata a Plasencia, il domicilio è situato appena fuori Madrid. La prima fotografia che viene scattata dai paparazzi il giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Mario a casa sua in calle de la Magdalena, la ritrae giusto al braccio di questo caro amico.

I giornali più famosi del paese  nei primi giorni riportano la notizia che il giovane sarebbe stato trovato dalla cameriera morto in camera da letto a causa di un infarto e che Raquel era assente al momento dei fatti perchè impegnata nella registrazione di un programma. In uno di questi articoli, una giornalista racconta che il ritrovamento sarebbe avvenuto di mattina.

Ma poi iniziano a riportare ciò che le autorità sostengono senza aver condotto alcuna indagine, e cioè che si tratterebbe di un suicidio e la vedova, che all’inizio dice di non poter credere ad una cosa simile, improvvisamente accetta e sostiene con forza questa versione. Si opporrà a tutte le future richieste di riapertura del caso. 

Sempre lei dichiara alla stampa spagnola che il giorno del ritrovamento alcuni suoi amici andati a casa per prenderle un cambio e altri oggetti personali avrebbero trovato diverse lattine di birra vuote e posaceneri pieni di cicche di sigaretta, ma il fatto viene smentito dalle fotografie della scena (arrivate alla famiglia solo due anni più tardi). Forse Raquel pensava che quelle foto loro non le avrebbero mai ricevute?

Dopo soli 15 giorni dalla tragedia, Raquel a metà giugno parte per Formentera, viaggio che aveva già programmato con il marito per festeggiare il primo anniversario di nozze. Molti sono gli scatti che la ritraggono sorridente con le amiche al mare.

Un' altra cosa bizzarra e importante è che Raquel, ha sempre sostenuto che quella notte Mario avrebbe effettuato 3 chiamate ad un numero sconosciuto e che tale numero fosse, secondo quanto riferitole da "alcuni amici", di uno spacciatore di droga identificato dalla Procura poi come Nacho (Ignacio) Leonardi. Peccato però, che durante la seconda rogatoria internazionale di gennaio 2016, dall’interrogatorio dei Gip italiani (Camilleri e Ferrara) alla signora Sanchez Silva, si scopra tutta un’altra verità.

E cioè che, innanzi tutto, dal numero di Mario è stata effettuata una sola chiamata verso questo numero della durata di 3 secondi ed è stata l’unica chiamata presente sul suo telefono a quel numero.

La vedova però, mentre dichiara ciò, ancora non può sapere che Mario aveva effettuato il backup del telefono sul pc, un telefono che gli era stato ceduto da lei quando questa passò ad un nuovo modello. E così, dalla relazione della perizia informatica, effettuata sul pc dal perito della Procura si è potuto risalire a questo backup e si è scoperto che in realtà, chi aveva contatti reiterati e già da tempo con questo spacciatore era Raquel stessa. Infatti, molte sono le chiamate e gli sms tra i due, aventi per oggetto lo scambio di sostanze stupefacenti, addirittura dal 2008 (almeno per quanto concerne quel singolo cellulare), quando ancora lei e Mario nemmeno si conoscevano.

Però, quando i Gip le chiedono se suo marito fosse un assuntore abituale di cocaina lei nega fermamente. E quando il procuratore le fa notare che le sue dichiarazioni alla polizia fatte in precedenza dicono l’esatto contrario, perché lei a questa dichiara che aveva visto Mario fare uso di cocaina l’ultima volta tre settimane prima di morire, la signora si spazientisce, si altera e inizia a mettere in dubbio l' autorità della carica rivestita dai magistrati e assume un atteggiamento irriverente iniziando a rispondere a tutte le domande sempre e solo con la risposta: “non ricordo”.

Nonostante tutte queste stranezze e contraddizioni della persona più vicina a Mario, a seguito della terza autopsia si conferma ancora una volta la tesi del suicidio e viene richiesta l’archiviazione da parte dei giudici della Procura Generale di Palermo, i quali asseriscono per altro che, anche qualora dovesse trattarsi di omicidio non si potrebbe agire penalmente nei confronti di cittadini spagnoli perché sotto un’altra giurisdizione.

Anche se la terza autopsia conferma il suicidio però, è durante questa che emerge un elemento molto importante per il caso, scoperto dai periti della famiglia nell’acquisizione delle fotografie del ritrovamento del corpo e cioè il colpo alla tempia. Viene confermato, non solo, che Mario ha ricevuto un colpo alla tempia, ma che è risultato essere addirittura più vitale del solco sul collo.

Alla luce di tutti questi elementi, la famiglia non può e non vuole arrendersi alla tesi del suicidio. Ma anzi, è sempre più determinata a vederci chiaro e vuole restituire a Mario quella dignità che gli è stata strappata assieme alla vita da mani assassine. Per tanto, produce tutta una serie di prove e di perizie a proprie spese, dando fondo ad ogni risparmio ed indebitandosi, per poter confutare la tesi di omicidio e smascherare gli autori di questo vile delitto e della conseguente messinscena. Ed è così che, finalmente, dopo sette anni e mezzo di lotta, il Gip di Palermo Roberto Riggio, rigetta la richiesta di archiviazione della Procura, trovando nelle perizie di parte della famiglia, solidi elementi che propendono per l’omicidio. E a proposito della diversa giurisdizione, dice che il problema attualmente non sussiste, in quanto verrà affrontato, solo in caso di condanna. Per questi motivi, il 17 Novembre 2020, emette un’Ordinanza precisa e mirata sul da farsi, concedendo 6 mesi di proroga per le indagini. Ancora una volta questa famiglia, messa alla prova, si rivolge all' Emme Team, un trade mark statunitense sotto il quale studi legali e professioniali negli Stati Uniti d'America e in Europa, lavorano insieme per dare assistenza a tutti coloro che hanno bisogno di risultati immediati nell'ambito informatico e internet, un team che grazie alle leggi statunitensi è in grado di aiutare chiunque, specialmente chi non può permettersi di pagare esorbitanti spese legali. E grazie a loro scoprono che, come riportato dal quotidiano Il Messaggero: "nella notte, tra il 29 e il 30 maggio 2013, quando Mario Biondo è morto, nel suo appartamento di Madrid c'era qualcun altro. Un cellulare si era collegato alla rete wifi.

IL WIFI - Dallo studio dei profili social di Biondo e grazie ai sistemi di identificazioni degli indirizzi IP e delle attività internet, possibili negli Stati Uniti, i consulenti della famiglia hanno accertato che due smartphone avevano accesso alle pagine Facebook e Twitter della vittima e proprio tra il 29 ed il 30 Maggio 2013, sera della morte, controllavano le attività social del cameraman. Uno dei due cellulari inoltre sarebbe stato connesso al wifi dell'appartamento. La notte della morte Mario avrebbe usato Facebook per comunicare con i fratelli. Alle 00:48 uno dei due dispositivi scoperti dalla consulenza avrebbe agganciato il wifi e sarebbe dunque stato usato nell'appartamento, mentre il secondo smartphone sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell'abitazione. Entrambi i dispositivi sarebbero stati nuovamente utilizzati in casa di Biondo alle 19 del 30 maggio, quando all'interno erano presenti le forze dell'ordine. Emme Team, su incarico della famiglia della vittima, assistita dall'avvocato Carmelita Morreale, sta lavorando per tracciare una mappa degli spostamenti fatti, tra il 29 ed il 30 maggio 2013, dai due dispositivi. Dalle verifiche è anche emerso che qualcuno, quella notte, ha usato la carta di credito del cameraman in un night, tra le 2:08 e le 2:53." Ovvero orari in cui Mario era già morto.

La EMME TEAM, il pool di consulenti italo-americani che ha effettuato ancora accertamenti per conto della famiglia di Biondo, ha fornito agli inquirenti nuovi elementi che potrebbero essere decisivi. Siamo in attesa di conoscere i nomi di coloro che erano presenti in casa quella notte e che senza ombra di dubbio si sono macchiati del più vile dei gesti: l'OMICIDIO di Mario Biondo.

Si continua ad indagare, sempre e solo in nome della Verità e della Giustizia per Mario Biondo.

Mario è un cameramen siciliano nato il 18 Luglio 1982 a Palermo, secondo di tre figli avuti da Pippo Biondo e Santina D’Alessandro, rispettivamente operatore video per alcune reti televisive locali e nazionali, e commessa in una gioielleria della città. Cresce felice e sereno, con passioni sane come quelle per il calcio, il ballo e la musica. In seguito comincia a calcare le orme professionali del padre, diventando a tutti gli effetti un video operatore locale e nazionale, finché non gli viene proposto un ingaggio che lo conduce all’estero.